"L'educazione si fonda sulla paura di godere" Pensieri di R. Vaneigem

"Chi non è ricolmo dei propri desideri non ha niente da offrire. Chi si comporta secondo un dare e un avere va lentamente verso la noia, la fatica, la morte. Io posso tutto nell’istante in cui non mi aspetto niente e non devo niente. […] Prendere tutto, finalmente, e dare tutto senza mezze misure, senza scale di valori, senza paragoni, senza una bilancia sulla quale pesare i pro e i contro, i diritti e i doveri, le verità e gli errori. Mettiti nella condizione di offrire e mai di chiedere. Neanche mille ragioni riusciranno a convincermi che devo rinunciare ai desideri apparentemente irrealizzabili. Voglio conservare in me viva e presente ogni passione. Essa scoprirà un giorno le strade della realizzazione, invece, la rinuncia distrugge tutto quello che tocca."

"Non sentite come i piaceri incominciano ad agitarsi sempre più frequentemente contro la dittatura del denaro e della testa? Da tempo la sessualità strizza l'occhio dietro i giochi di
parole, le fantasie dello sguardo, le risonanze e le omofonie. Fiabe, paesaggi, segni e messaggi indescrivibili infilano le perle di un erotismo rimosso. Non c'è niente che non si accoppia e non si
accarezzi, ma lo schermo della rimozione non lascia vedere che l'allusività lasciva del puritano, la miserabile salacia dell'amore frustrato."

"Chi va per la sua strada in cerca di tutte le soddisfazioni senza prezzo impara presto ad evitare le trappole, e si libera senza fatica di questi «tu devi », « tu non puoi » che ci feriscono tutti i giorni in mille tagli velenosi. Quello che porta avanti un simile gioco non è il volontarismo
del rifiuto, ma la sensibilità epidermica del « io voglio », « amo », « mi piace », « non mi piace », « ho una gran voglia », la musica della profusione dell'io, la pulsione a voler vivere, il turbinio dei desideri dove son trascinate le parole vuote, la misura, il giudizio, il confronto, la svalutazione, lo scambio."

"La necessità di produrre, di essere redditizio, di servire a qualcosa,cosa ha di meglio per gettare una proibizione sul godimento di sé? Fuori da l'esperienza sensuale dove ciascuno si istruisce da sé, quale altro sapere conoscete voi che non abbia inculcato il tono minatorio, l'obbligo, il ricatto al merito, all'interesse, al futuro, al prestigio? Quanti testi imparati a memoria, regole ripetute
faticosamente, cronologie e teoremi impregnati di dissimulate incitazioni all'obbedienza, al comando, al rispetto e al disprezzo! Che bel sapere e che bello spirito pagati al prezzo di amare chi ben castiga. Quello che mi è stato insegnato con le minacce mi resterà sempre ostile. Il desiderio represso s'irradia di terrore, ha l'espressione dello sgomento davanti alla vita che si fa più serena, allo slancio della voluttà, alla passione che sorge dal ventre come dalle profondità della terra, del mare, delle foreste. L'odioso lavoro copre di malefici i desideri che ricaccia nella notte e nei suoi sogni. Quello che si dovrebbe amare diventa odioso. Il peccato di vivere istilla ovunque le sue penose disinibizioni, libera l'immaginazione in preda ai mostri dell'invidia inconfessata, il veleno del serpente fallico avvelena i suoi cespugli di sogni vuoti, dal limbo materno nascono spettri, vampiri, demoni vaginali e dragoni castratori che montano la guardia davanti all'inferno del sesso da quando la menzogna del mondo alla rovescia gli ha dato i colori della morte. Lo spavento è il sogno ordinario dell'economia. Esso avviluppa la sessualità e non la rivela al giorno che coperta di tutte le maledizioni della notte. "